Ricompare in Europa l’alternativa di sinistra?

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di Curzio Maltese 
È certo paradossale che il berlusconismo sepolto in Italia trionfi in Europa con l’elezione dell’ex portavoce del Cavaliere, Antonio Tajani, alla presidenza del parlamento di Strasburgo, al posto per giunta di quel Martin Schulz che aveva costruito buona parte della sua popolarità proprio nel memorabile scontro sul kapò con Berlusconi. Ma per una volta la vittoria di Tajani e della destra è meno feconda e importante della sconfitta di Gianni Pittella e della sinistra. Una notizia è che stavolta tutta la sinistra ha mantenuto la parola. I socialisti non hanno ritirato la loro candidatura per cercare il solito accordo con i centristi e Gue e Verdi l’hanno appoggiata nel voto decisivo in maniera compatta, con rare eccezioni.
L’altra notizia, ancora più interessante: è ricomparsa al parlamento europeo una grande alleanza di sinistra che era stata sepolta per anni sotto la coltre delle grandi coalizioni alla tedesca fra popolari e socialisti.
Non bisogna esaltarsi troppo per il voto di un giorno, per giunta sulle persone, dove alla fine si sceglie il meno peggio, il meno distante. Ma è comunque l’inizio di una nuova fase che potrebbe cambiare il paesaggio politico e il cammino di molti paesi e dell’Unione stessa. Non è peraltro il solo segnale positivo.
Dal principio della legislatura europea abbiamo fondato con altri parlamentari stranieri e italiani, fra i quali Sergio Cofferati, un luogo di discussione o agorà chiamato Progressive Caucus, aperto ai deputati dei tre gruppi di sinistra, socialisti, verdi e Gue dove si potesse liberamente ragionare di un terreno comune della sinistra senza la prigione dei vincoli identitari.
Non a partire dunque da nominalismi, dalle reciproche scomuniche o accuse di tradimento, ma su temi reali, per esempio le scelte concrete da compiere di volta in volta sui grandi trattati di liberalizzazione, come il Ttip o il Ceta, i file sui diritti civili, l’emergenza rifugiati e immigrati, la politiche di austerità, il debito pubblico, la giustizia fiscale o gli investimenti per creare lavoro. Non è stato un percorso facile, si è litigato spesso, ma è stato comunque un modo per riaccendere un dialogo quasi spento a sinistra. E abbiamo scoperto che, lontano dalle recite televisive e dalla barbarie alimentata da un certo uso dei social media, avevano in comune molto più di quanto immaginassimo.
È presto per dire se tutto questo porterà a una rinascita dell’idea di un’Europa solidale, profondamente alternativa a quella egoista e liberista dominante da anni, riunita ieri al tavolo dei festeggiamenti del presidente Tajani.
La cultura del sospetto a sinistra è ancora forte. I socialisti temono il settarismo perdente di una parte dei radicali e dei verdi. I verdi ritengono sia socialisti che Gue prigionieri di una cultura novecentesca. La sinistra sinistra teme che i ripensamenti dei socialisti sull’austerità liberista che hanno abbracciato in questi anni soltanto un trucco per riguadagnare consensi alla vigilia di difficilissime elezioni in Francia, Germania e Italia.
Nessuno dei tre in fondo ha torto. Ma se la cultura del sospetto prevarrà sulla volontà di trovare in positivo un terreno comune, all’Europa non si lascerà altra strada che andarsi a schiantare contro un muro, con la guida conservatrice tedesca che abbandonerà il volante per mettersi in salvo un attimo prima dell’impatto fatale.
Di sicuro il Pd aiuterebbe molto questo processo se chiudesse davvero la stagione del renzismo, ultimo esperimento blairiano di una sinistra che si piega a fare il lavoro della destra. Continuare dopo la batosta elettorale su questa strada, magari grazie a un altro patto del Nazareno, come si capisce incrociando le interviste domenicali di Renzi a Repubblica e di Berlusconi al Corriere, significherebbe invece avviarsi verso la totale perdita di senso e identità.

Fonte: Huffington Post – blog dell’Autore 

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