The Obama Years.

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Prima di addentrarci a fare un consultivo degli “Anni di Obama” e della sua presidenza è importante soffermarci (velocemente) su alcuni temi cruciali trattati da Barack Obama nel suo addio alla Casa Bianca ormai giunto alla vigilia dell’insediamento di #TheDonald. 
Il presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti ha parlato e, alcune cose che ha detto, non sono “solo” frasi di circostanza. Che Barack Obama sia molto preoccupato non tanto e non solo dell’avvento di un presidente delle caratteristiche di #TheDoanld è ormai cosa risaputa : il presidente uscente, sente la necessità di ribadire che se, la nuova amministrazione del miliardario-newyorkese si prodigherà per cancellare o solo per mettere a rischio i “valori” che da sempre, hanno caratterizzato l’America, lui, Barack Obama farà sentire la sua voce.

-La missione del “cittadino” Obama

Nella sua ultima conferenza stampa, Obama ha voluto mandare alcuni “messaggi” precisi alla nuova amministrazione e, li ha indirizzati (per interposta persona) a #TheDonald. Il presidente uscente, d’ora in avanti – ma ancor di più da domani, 20 gennaio – tornerà a essere semplicemente un cittadino e, in quella veste, ha detto, interverrà ogni volta che non saranno rispettati i valori americani, i valori fondamentali saranno sotto attacco.
“Parlerò da cittadino, se i i nostri valori fondamentali sono minacciati”.
E’ l’avvertimento preciso, diretto nei confronti di Trump e del ‘trumpismo’ rampante, è un monito a tutti coloro che ora, si sento in dovere di fare la voce grossa, di alzare l’asticella del razzismo della xenofobia e della inaccettabile “White Supremacy”. 
Li ricorda a uno a uno, Obama quei valori fondamentali che neanche il “nuovo caudillo” , al secolo, #TheDonald, non potrà e non dovrà attaccare : la convivenza razziale, i diritti dei migranti, la libertà di stampa e di espressione (e qui Obama ha mandato una stoccata precisa a chi lo sostituirà alla Casa Bianca che, nei giorni scorsi, aveva minacciato di “sfrattare” addirittura dal luogo che rappresenta laq massima espressione della libertà di espressione tanto che, a stretto giro di posta, #TheDonald parlando a Fox News, ha dovuto smentire in tutta fretta la notizia, per altro annunciata dal suo capo di gabinetto, Priebus … adducendo che, in fondo l’idea era quella “di dare più spazio ai giornalisti”…).
Insomma Obama, senza bisogno di sbraitare, non concede alcuna tregua nei confronti di #TheDonald e, solo un leader della sua eleganza e colto può mostrarsi sereno e lucido seppure, in un contesto – come si diceva all’inizio di questo post – di preoccupazione diffusa. Non ha fatto sconti, nell’elencare i valori fondamentali che non si possono né attaccare né cancellare e, su cui, non ci sono e non ci potranno essere né cedimenti né trattative. Sono semplicemente irrinunciabili e, tra questi, il primo presidente nero della storia statunitense cita il diritto di voto per tutti e le minoranze etniche incluse.
E’ stata un ultima conferenza stampa qui alla Casa Bianca in cui Obama parlando e concentrando le sue parole sul futuro, ha fatto capire agli americani quale è stata la sua missione anche se, un leader come lui, è fin troppo conscio che nei suoi anni da Presidente degli Stati Uniti ci sono stati successi ma anche amare sconfitte : quello che però, non è mai mancato è stato il rispetto che meritano tutti, anche coloro che lo hanno pesantemente attaccato facendo ricorso – come ora l’America intera ha iniziato a toccare con mano con l’arrivo del ‘trumpismo’ – ai velenosi insulti razzisti, xenofobi. 
Gli anni di Barack Obama non sono stati contro qualcuno ma al contrario è stata una presidenza che ha cercato il dialogo e il rispetto con tutte le anime dell’America : certo, questo non è stato sufficiente per sedurre quell’America profonda, rurale che di queste cose non sa cosa farne.

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-Il Futuro

Uno dei passaggi più importanti e forse confortanti agli albori del nascente ‘trumpismo’ è la visione del futuro che Obama prevede, rispondendo alla domanda che gli viene rivolta : ci sarà un domani un nuovo presidente nero, gli chiedono i giornalisti e, Obama spiega, il motivo per cui, seppure tenendo l’asticella vigile (negli anni a guida di #TheDonald n.d.t), alla fine, gli Stati Uniti rimarranno quello che sono sempre stati : aperti al mondo, accoglienti da chi viene da lontano e da “altri mondi”. Obama, lancia il monito (senza ricorrere agli stucchevoli slogan ‘trumpisti’ n.d.t) che vuole gli Stati Uniti sempre la patria del sogno. L’“American dream” che non ha nulla a che vedere con lo slogan di #TheDonald “America great again”
“Vedremo qui persone che meritano, da ogni angolo razziale, religioso, perché questa è la forza dell’America. Vedremo donne, ispanici, ebrei o induisti, e gente molto mescolata che non sapremo bene come definire”.
Così parlò nell’ultima conferenza stampa alla Casa Bianca e sembra già una solenne bocciatura non tanto e non solo della presidenza Trump ma di ciò che rappresenta il ‘trumpismo’ dell’architrave che muove dietro le quinte con le sue squadracce di nuovi #WhiteSupremacy che sognano di riportare l’America indietro e di ricollocarla là dove si trovava esattamente negli anni Venti e Trenta del Novecento e, ancora prima, quando, imperversava, negli Stati del Sud la tremenda “Era dello schiavismo”. 
Obama parlando in conferenza stampa lancia dunque due moniti : uno per #TheDonald e l’altro al suo partito, quel Partito Democratico che dovrà lavorare duramente e con serietà se vorrà risalire la china. Ma Obama sopratutto si rivolge a quel 60% di americani che proprio in queste ore che precedono l’insediamento di Trump alla Casa Bianca (con la percentuale di gradimento popolare più bassa di sempre… e che non supera il 40% n.d.t); stanno riconoscendo di amarlo e di rimpiangerlo; e rivolgendosi a questi cittadini, il leader nero, afroamericano fa capire che sarà al loro fianco e, se necessario interverrà per non permettere soprusi e scippi di quei valori fondamentali irrinunciabili. 
il più possibile

-Gli otto anni alla Casa Bianca

Usciamo ora dal parallelo con il presidente entrante : perché altrimenti risulta ovvio che l’America che passa da Obama a Trump ha tutto da perdere. Se si vuole tentare un analisi il più possibile corretta allora, è necessario tornare a quella storica notte (italiana) del trionfo di Obama. Era il 2008 e, quel trionfo fece sperare il mondo intero che, Barack Obama fosse l’uomo che avrebbe conseguito “solo” grandi successi.
Su tutti i fronti.
Le aspettative era enormi e, come spesso accade quando si giunge alla fine, al termine del mandato, si è tentati di dare un giudizio del tutto negativo degli anni di Obama. 
La verità – come spesso accade – si trova forse nel mezzo. Tuttavia, è necessario ammettere con onestà che ci sono stati, in questa presidenza alcune gravi sconfitte. 
Molti analisti (di tutto il mondo) hanno definito la Presidenza Obama come “incompiuta” perché, lascia un’America – sia sul piano interno sia su quello internazionale – “più debole”. 

Cerchiamo di capire il perché.

Le critiche “da sinistra”

Secondo l’America “Liberal” quella che sta più a sinistra, il primo presidente nero, in questi 8 anni, non ha avuto la forza necessaria di imporre una “visione del mondo e della società” che guardasse più concretamente al “socialismo”. Secondo gli attivisti che sono impegnati nella difesa dei diritti civili, l’errore di Obama è stato quello di non scostarsi in modo più netto da “certe politiche” che hanno impegnato i democratici sulla via riformista troppo sbilanciata verso il neoliberismo. Avrebbe dovuto mostrare più coraggio, proprio perché, la sua amministrazione, è stata capace di risalire la china da una drammatica recessione da imputare quasi esclusivamente alla disastrosa presidenza di Bush Jr e dei repubblicani. 
Peccato, spiegano gli attivisti perché (forse) se Obama avesse messo tra gli obiettivi da portare a casa, l’adeguamento delle condizioni di vita anche e sopratutto di coloro che erano rimasti indietro (e tra questi, naturalmente, la comunità afroamericana n.d.t) se, i grandi successi e la creazione dei nuovi posti di lavoro avessero portato salari più equi anche nelle classi meno abbienti, oggi potremmo parlare di un’America diversa e non sedotta dalle clamorose false-promesse di #TheDonald che, si è fatto eleggere giocando (e speculando) proprio su questo e promettendo ciò che non poteva promettere. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. #TheDonald arriva alla Casa Bianca elevandosi a paladino di coloro che non hanno beneficiato del cosiddetto “globalismo” e, una volta eletto, ha costruito una squadra infarcita di lobbisti, banchieri, petrolieri e, per chiudere, zeppa di militari, razzisti e “Suprematisti bianchi”. 
Una delle sconfitte maggiori per Obama è questa : non aver saputo garantire una equa distribuzione di risultati eccezionali per quanto riguarda l’Economia. Tanto per intenderci : Obama diventa presidente ereditando la più grande recessione seguita al collasso di Lehman Brothers, il “lascito avvelenato” della presidenza Bush (che purtroppo non sarà l’unico con cui dovrà cimentarsi, nei suoi primi quattro anni di mandato). Era il 2009 quando appunto, Barack Obama ereditò un’America precipitata nella crisi più grave dagli anni’30 eppure, nonostante questo, l’“Era Obama” si chiude con lo straordinario record di 75 mesi consecutivi di crescita degli occupati. Certo, Obama per riuscire in questa impresa ha dovuto occuparsi di salvare le Banche e le aziende automobilistiche : non che dovesse farle ma, di pari passo avrebbe dovuto pensare e occuparsi – come ha anche ammesso nel suo ultimo importantissimo discorso come presidente Usa – degli ultimi e di quelli che non hanno beneficiato dei suoi straordinari  successi in campo economico. 

Tuttavia, crediamo che Obama senta tutto il peso della sconfitta su un tema molto delicato : quello della “Questione razziale”. E’ il problema mai veramente risolto dall’America. Per paradossale che possa sembrare, la sua elezione, otto anni fa, ha fatto da deterrente per la svolta che ha portato il vecchio Gop su posizioni che oggi, sono alla base di quel ‘trumpismo’ che fa dire a Obama che “non sarà  permesso che vengano messi in discussione i nostri valori fondamentali” quello che evidentemente, non ha potuto dire da presidente di tutti gli americani. Nei pensieri del presidente uscente però, c’è una ferita mai rimarginata, la stessa che ha portato addirittura alla nascita di un nuovo Movimento, espressione diretta dell’attivismo della comunità afroamericana tornata, negli ultimi anni, il bersaglio preferito della polizia razzista statunitense. Era il 2014 quando nacque il Movimento Bleck Lives Matter (La Vita dei Neri Vale). E’ il dolore più grande per il presidente afroamericano : il dover costatare che l’America era tornata nel pieno di una drammatica guerra civile e razziale condotta, e alimentata, in modo sistematico e drammaticamente dagli agenti bianchi che giustiziano – a ogni ora del giorno della notte – giovani ragazzi e ragazze nere. Inascoltata la comunità afroamericana,  in questi anni ha tentato di mettere in guardia dalla deriva razzista, reazionaria, xenofoba che era alla base delle centinaia e centinaia di esecuzioni – veri e propri assassini a sangue freddo – che altro non erano, delle prove generali di tutti quei movimenti dell’estrema destra americana che oggi costituiscono una vera e propria minaccia nazionale. Il Movimento Black Lives Matter dal 2014, denuncia questi soprusi e la sistematica cancellazione di quei diritti fondamentali, civili, quei diritti umani che oggi Obama, giustamente sottolinea come irrinunciabili. Ma purtroppo, la sua amministrazione segna la ripresa in modo drammatico della “guerra razziale” che tenta di rimettere nell’angolo quelle conquiste sociali parziali che la comunità afroamericana ha saputo prendersi a fronte, di gravi sacrifici.
Obama come presidente ha cercato un’impossibile dialogo con quella parte di America che oggi emerge con forza preoccupante : per intenderci, in queste settimane che hanno segnato la fase cosiddetta di transizione, ossia quella che in America segna il passaggio tra i “due presidenti”, nell’America profonda e rurale le spinte razziste che sono alla base dei “White Supremacy” hanno già dato ampio sfogo di quello che potrebbe essere lo scandire dei giorni, delle settimane, dei mesi e degli del ‘trumpismo’. Non sono stati pochi gli episodi deplorevoli che hanno spinto, per esempio Obama, a prendere saldamente la situazione in mano, per guidare (certo non da subito e non da lunedì prossimo) l’opposizione a Trump che dovrà essere qualificata, riportando, se possibile, al centro dell’agenda, la Politica, le idee magari ripartendo dalle posizioni che aveva tracciato Bernie”il socialista” Sanders. Il presidente uscente, non lo ha potuto dire in pubblico ma, ci sono indicazioni che fanno capire che Obama si sia pentito di non aver sostenuto Sanders durante la peggiore campagna elettorale della storia delle Presidenziali e, che al tirar delle somme, non poteva che portare al risultato che ha prodotto : eleggendo di gran lunga il peggiore presidente della storia degli Stati Uniti, almeno nell’epoca più vicino ai giorni nostri.
Ma da “sinistra” Obama ha dovuto anche incassare critiche molto forti su ciò che non ha saputo portare a buon fine. La sua presidenza almeno su due fronti, si chiude in modo del tutto insoddisfacente se, rapportato con le aspettative di inizio mandato e, che erano contenuti nello storico discorso al Cairo. Otto anni dopo di quel discorso (che gli valse il Premio Nobel per la Pace n.d.t) purtroppo rimangono solo belle intenzioni : Obama parlò di rilancio delle relazioni con il mondo islamico che però non hanno risolto la drammatica “Questione del Medio Oriente”. Obiettivamente era una missione improba; dopo i disastri dell’amministrazione Bush Jr che, aveva condotto il mondo e l’occidente nel baratro con l’assurda idea di “esportare la democrazia con le armi”. Tuttavia, oggi, a leggere  certi editoriali dei media europei e americani, si fa finta da dove era stato costretto a partire. Nella visione catastrofica della geopolitica del mondo si vorrebbe attribuire tutte le sconfitte all’amministrazione Obama – che detto per inciso ha le sue colpe ma, che a mio modestissimo parere differiscono da quelle che si sono lette subito dopo la vittoria di #TheDonald – soltanto per il ritorno di Putin e la Russia senza mai parlare dell’inquietante assenza dell’Europa mai capace di prendere una posizione.
Pur con tutti i limiti (e le sconfitte) Obama sarà un presidente molto rimpianto dagli americani ma, non si può tacere sull’eccessivo uso dei droni che sono degli strumenti di morte e che da presidente, Obama ha usato tanto in Medio Oriente quanto in Africa sopratutto in Libia. L’altra ferita è rappresentata dalla mancata chiusura di Camp Delta e del super-carcere di Guantanamo a Cuba dove è risaputo (come era stato anche in Iraq nella prigione di Abu Ghraib, a Baghdad n.d.t) la sistematica mancanza del rispetto dei diritti umani dei prigionieri. Ma a proposito di Cuba, Obama riesce a far ripartire le relazioni tra USA e Cuba per porre le basi dell’avvio del disgelo e la fine del vergognoso embargo contro l’Isola ribelle durato oltre mezzo secolo. Peccato che il suo successore sarà la seconda che cancellerà : la prima come tutti sanno è l’Obamacare, la riforma sanitaria che ha concesso la possibilità di avere delle cure a quei cittadini americani che non potevano permettersi di fare ricorso alla sanità privata mai digerita dai conservatori del vecchio Gop che oggi, già dopo le prime sedute del nuovo Congresso statunitense ha già iniziato a smantellare. 
Tornando alla politica estera, Obama, può rivendicare l’accordo sul nucleare con l’Iran.

-La battaglia vinta sui i diritti degli omosessuali

La presidenza Obama sarà ricordata per il riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali che hanno rappresentato una svolta storica ed epocale oggi però, in grave rischio per l’attacco di #TheDonald che livuole assolutamente cancellare insieme a tutti gli altri delle minoranze etniche. 

-Conclusioni

Gli anni di Obama saranno ricordati come una presidenza inadeguata perché partita con grandi aspettative ma poi, al dunque, con successi parziali ma, tuttavia, nonostante, tutto questo sarà rimpianto da un crescente numero di americani, mano a mano che #TheDonald porterà l’America al definitivo declino. 
(Fonte.:cnn;miamiherald;nytimes;theatlantic)
Bob Fabiani
Link
-www.cnn.com;
-www.miamiherald.com;
-www.nytimes.com;
-www.theatlantic.com  



      

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