Arrivano le regole per l’home restaurant, ecco i 7 punti della legge

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Il disegno di legge che regolamenta l'attività di home restaurant è approdato in aula: la Camera ha approvato il testo con 326 voti a favore, 23 contrari e 27 astenuti, e ora si passa al Senato.

Chi, cosa e dove

Il testo definisce che cosa è l’home restaurant, chi fornisce il servizio, doveri e responsabilità, insieme a ruolo e obblighi dei gestori delle piattaforme digitali attraverso le quali passa l’offerta.

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"Attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all'interno delle unità immobiliari ad uso abitativo di residenza o domicilio". 

I punti principali

  • Le transazioni di denaro sono operate mediante le piattaforme digitali, che prevedono modalità di registrazione univoche dell'identità e avvengono esclusivamente attraverso sistemi di pagamento elettronico. Le attività di home restaurant devono essere inserite nella piattaforma almeno 30 minuti prima del loro svolgimento e l'eventuale cancellazione deve rimanere tracciata
     
  • Non è necessaria la modifica di destinazione d'uso dell'immobile nè la segnalazione certificata di inizio attività (Scia) ma solo una “comunicazione digitale” che deve essere inoltrata al Comune, secondo modalità che stabilirà il ministero dello Sviluppo economico
     
  • I cuochi e le unità immobiliari devono essere coperti da polizze assicurative per la responsabilità civile verso terzi
     
  • E' un'attività considerata saltuaria, che non può superare il limite massimo di 500 coperti all'anno né generare proventi superiori a 5mila euro annui
     
  • Sono escluse le attività non rivolte al pubblico o comunque svolte da persone unite da vincoli di parentela o amicizia. Ugualmente, le norme non vengono applicate a chi organizza meno di 5 eventi all'anno, definiti solamente “social eating”
     
  • E' richiesto l'utilizzo della propria organizzazione familiare e non si richiede il conseguimento dell'attestato Haccp ma sarà il ministero della Salute a definire le buone pratiche di lavorazione e di igiene
     
  • Non si può esercitare l'home restaurant nelle unità immobiliari ad uso abitativo in cui sono esercitate attività turistico-ricettive in forma non imprenditoriale o attivtà di locazione per periodi inferiori a 30 giorni.

I numeri

Un rapporto del CST – Centro studi turistici per Fiepet Confesercenti ha rivelato che "l’universo degli home restaurant, solo nel 2014, ha fatturato 7,2 milioni di euro in Italia". Tre anni fa erano "7mila i cuochi social attivi in Italia", "37 mila gli eventi di social eating organizzati, con una partecipazione di circa 300 mila persone".

L'analisi del Cst sostiene indica che "il 56,6% degli appassionati è donna mentre il 29,4% dei cuochi che si dedicano all’home restaurant è uomo. Inoltre, il 53,8% dei cuochi è presente su almeno uno dei principali social e il 14,9% svolge attività extra correlate al settore del food". 

Quanto infine ai proventi, "l’incasso medio stimato per singolo evento è di 194 euro", pari a "1.002,51 euro in media all’anno per ogni cuoco". 

Le reazioni

Dal mondo dell'home restaurant sono arrivate reazioni contrastanti. Per Gnammo, una delle principali piattaforme italiane, è "positivo il fatto che esista una norma che regolamenti le attività di Home Restaurant, in quanto permetterà a tutti gli aspiranti cuochi di sperimentare la sharing economy senza paura di andare contro le autorità". "Di contro però – sottolinea – sarebbe stato più opportuno, come prima cosa, normare a livello quadro la sharing economy, negli aspetti condivisi da tutte le attività, per poi scendere, se e dove necessario, a specificare i paletti da mettere nei singoli settori”. 

Più dura Confedilizia, secondo cui "la Camera dei deputati ha varato una normativa che, anziché 'Disciplina dell'attività di ristorazione in abitazione privata', dovrebbe essere più propriamente intitolata “Ostacoli all'attività di ristorazione in abitazione privata". Per la storica organizzazione dei proprietari di casa, infatti, "nel testo si leggono esclusivamente limitazioni, divieti, vincoli, restrizioni rispetto ad un modo con il quale alcuni italiani tentano di darsi da fare per migliorare la propria condizione, nello stesso tempo contribuendo a muovere un’economia asfittica come la nostra". 

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