Il contratto tra Raggi e M5S è legittimo. Ecco la sentenza

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Il contratto tra la sindaca Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle stipulato prima delle elezioni a primo cittadino della Capitale è legittimo. Il tribunale civile di Roma ha dunque respinto il ricorso presentato dall’avvocato Venerando Monello, esperto di diritto amministrativo. Ecco la sentenza:

Nel contratto gli eletti si impegnano a seguire le indicazioni di Beppe Grillo e del suo staff per amministrare la città. Il contratto si chiama “Codice di comportamento per i candidati del MoVimento 5 Stelle”. 

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Il contratto impegna gli eletti a consultare sempre il garante del movimento per ogni decisione cruciale dell’amministrazione. Il garante è Beppe Grillo. E di seguire le linee etiche del Movimento. Pena 150mila euro, la “quantificazione del danno all’immagine che subirà il M5S in caso di violazioni”. Soldi che verranno dati in favore “di un Ente che opera a fini benefici”. Di fatto un contratto con una società privata, per impegnarsi a rispettare delle regole nello svolgimento delle cariche pubbliche. 

 

Cosa leggiamo nel contratto M5S, i punti su cui il Tribunale ha deciso

Nel contratto si legge.

  • Le proposte di “atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 stelle”. Non è specificato quale sia la ragione della “complessità” degli atti. 
     
  • Che “il sindaco, gli assessori e i consiglieri del M5S dovranno operare in sintonia con i principi del M5S, con gli obiettivi sintetizzati nel programma del M5S per Roma Capitale, con le indicazioni date dallo staff coordinato dai garanti del Movimento 5 stelle al fine di garantire che l’azione amministrativa degli eletti M5S avvenga nel rispetto di prassi amministrative omogenee”.

Il rispetto di queste prassi sarà deciso dal garante. Cioè ancora Beppe Grillo, rimasto unico garante dopo la scomparsa di Gianroberto Casaleggio che ricopriva con lui l’incarico. I due passaggi citati sono quelli maggiormente contestati dall’avvocato Monello. Che in un’intervista a Il Foglio dello scorso 20 dicembre dichiarava che “La finalità del contratto non è solo quella di coordinare e gestire l’attività politica degli amministratori eletti nelle liste del M5S, ma quella di coartare la volontà decisionale degli atti politici e amministrativi degli stessi eletti, attraverso l’imposizione di specifiche direttive in deroga al principio costituzionale di divieto di mandato imperativo, ottenute anche attraverso la concreta possibilità di azionare contro gli amministratori il pagamento di una sanzione pecuniaria, in caso di dissenso”.

 

Cosa leggiamo nel contratto M5S, la gestione della comunicazione

 Fin qui la parte oggetto di discussione. Ma il contratto prevede anche altro.

  • Si chiede agli eletti di “Operare in sintonia con i principi del M5S” e con “le indicazioni date dallo staff coordinato dai garanti del movimento”.
     
  • Che “Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito Beppegrillo.it/list”.
     
  • Che la comunicazione e la costruzione dello staff sarà “definita da Beppe Grillo” in termini di “ organizzazione, strumenti e scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione”.
     
  • E che tutti, sindaco, assessori, eletti e collaboratori “ a titolo gratuito o oneroso” debbano “coordinarsi con i responsabili della comunicazione del Movimento”.
     
  • La trasparenza e la comunicazione delle “attività compiute e in corso di svolgimento” dovranno essere rese pubbliche “non meno di una volta al mese” facendo un video sul canale YouTube del Movimento.
     
  • Le decisioni, le votazioni, gli atti, dovranno essere pubblicati sul canale YouTube del Movimemento.

 

Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

Cosa leggiamo nel contratto M5S, cosa si chiede agli eletti

  • Si chiede a sindaco, giunta e consiglieri un passo indietro in caso di “condanna in sede penale, anche solo in primo grado” e di dimettersi “laddove in seguito a fatti penalmente rilevanti venga iscritto nel registro degli indagati”.
     
  • Questo però solo se “la maggioranza degli iscritti al M5S mediante consultazione in rete” oppure “i garanti” decidano che debbano dimettersi.
     
  • L’ultimo punto, il decimo del contratto, è quello dove si prevede la sanzione di 150mila euro per la violazione dei principi “etici e giuridici fondamentali e inderogabili del M5S”. Messa come risarcimento per il danno di immagine che potrebbero subirne Movimento e garante.
     
  • La violazione comporta una pena pecuniaria e le “dimissioni dell’eletto”, il “ritiro dell’uso del simbolo” e “l’espulsione dal M5S”. E una lista di 6 dichiarazioni. Non essere stato condannato, non essere dei servizi segreti, non aver lavorato per società coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale.

 

In una precedente versione dell'articolo avevamo attribuito erroneamente il contratto alla Casaleggio Associati. Si tratta di un errore di cui ci scusiamo con i lettori e con le parti interessate. 

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