Perché mai David Rossi avrebbe dovuto suicidarsi?

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Le tappe della brillante carriera di David Rossi, l’uomo che conquistò MPS, soprannominato “Il Genio” per le sue qualità: troppo debole la tesi del suicidio

 

Il corpo di David RossiSi sa che in una città come Siena, dove è forestiero anche solo chi abita poche decine di metri fuori dalle mura e dalla Porta di San Maurizio, per ricoprire un ruolo importante occorre esser senese doc. E David era un predestinato, un prescelto dalla sorte, sia per posizione sociale che per quell’intelligenza eloquente e loquace che fin dal liceo aveva dimostrato.

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Nato il 2 giugno del 1961, si iscrive appena diplomato all’Università della sua città. Studi di tipo umanistico e del resto l’arte medievale e la storia lo faceva sentire ancor più vicino alle sue origini. Poi la folgorazione del giornalismo politico e d’inchiesta. Inizia così la sua carriera e il suo lavoro che sarà sempre nella cinta di quelle mura medievali così ricche, scrivendo per Il Cittadino. E da quelle pagine del giornale locale che le sue qualità si palesano anche a chi non conosceva questo rampante “figlio della Lupa”.

 

monte dei paschi di sienaLa sua pubblicazione delle liste dei suoi concittadini massoni, scuote proprio dalle fondamenta quel mondo che lui conosce bene, ma certamente non ne ferma l’ascesa. Nel 1996 tenta la scalata ad una posizione editoriale più elitaria di quella del giornale, fonda così insieme al suo socio David Taddei l’agenzia di comunicazione Free Lance. La comunicazione è la sua strada, ci sa fare, i confini della cronaca locale non gli bastano più. Ed infatti diventa portavoce del Sindaco di Siena, quel Pier Luigi Piccini che praticamente governa la città per oltre un decennio, prima con il Partito Comunista, poi diventato PDS. David Rossi ormai è un uomo influente, si sa, la comunicazione e la gestione delle informazioni sono fondamentali sia in politica che in altri campi, per esempio in quello bancario.

 

Immagine ripresa dalle telecamere adiacenti subito dopo la caduta
Immagine ripresa dalle telecamere adiacenti subito dopo la caduta

Infatti, Giuseppe Mussari, Presidente della “Fondazione MPS” lo vuole con sé. E gli affida la responsabilità della comunicazione dell’Ente Fondazione Monte Paschi. Mussari è un uomo potentissimo in città, partito anche lui dalla politica di sinistra, dal basso si diceva in quegli anni, Presidente della Fondazione Monte Paschi a 39 anni, presidente della banca senese a 44, presidente dell’Associazione bancaria italiana a 48, è di fatto per dirla con le parole di uno come Vittorio Feltri: «Il dominus di Siena: in città non si muove foglia senza il suo parere». E ora al suo fianco ha David Rossi.

È Il 2001 quando i destini di Mussari e di David Rossi si incrociano, anche se il contatto e l’affinità viene da più lontano, viene dal sistema politico cittadino, e il legame è sempre più stretto anche quando dall’Ente, Rossi passa alla MPS Banca come factotum per tutto quello che MPS decide di mostrare e per il modo in cui si mostra all’esterno.

mpsUn contratto a tempo indeterminato, una rarità in quel mondo, una garanzia per la Banca, David è un uomo della Banca a tutti gli effetti. E lui ne respira il bello, l’aspetto furiosamente magico e rampante di quel marchio, realizza gli spot più costosi del settore, 350 milioni di euro sono il budget di spesa a sua disposizione. E lui li spende tutti. «Monte dei Paschi di Siena, una storia italiana, dal 1472» recita lo slogan con un sottofondo musicale del grande Paolo Conte. E non si può dire che siano soldi gettati al vento perché quel marchio non ha mai avuto come in quel 2007 la fiducia di tutta la clientela e dei grandi investitori, che infatti comprano azioni e titoli. Tutti corrono dietro a quel bene d’investimento straordinariamente solido. Poi, d’improvviso, i buchi di bilancio, la crisi, la magistratura, gli arresti. MPS crolla.

lettera “Il Genio” questo il soprannome in azienda di David Rossi comincia ad andare in crisi non tanto d’idee quanto di credibilità. Ma non è colpa sua, anzi, Rossi lotta come un leone navigando con rotta sicura tra i marosi del più grande scandalo bancario che la Repubblica ricordi dai tempi del Banco Ambrosiano. Conferenze, strategie di marketing multimediale, il 2012 è per lui l’anno della guerra alle cifre e agli scandali giudiziari, il marchio e il prestigio della Banca sono la sua unica preoccupazione, almeno questo si percepisce da fuori. Perché da dentro, tra quei documenti, probabilmente Rossi legge tutto e tutto si presume sappia. Ma cosa ha visto e letto? Chi lo conosce lo vede diverso in quei primi mesi del 2013. Preoccupato, non solo per la morte del papà. C’è qualcosa che lo attanaglia, per la prima volta appare insicuro, smarrito.

Il 6 marzo David Rossi precipita da una finestra dell’edificio di quella banca che è stata la sua fortuna. Muore sotto l’occhio di una telecamera che lo riprende agonizzante, in maniche di camicia, solo sul selciato di un vicolo anonimo, dopo un volo terribile e dopo che due persone immortalate da quelle immagini gli si avvicinano pochi secondi dopo la caduta, lo osservano e con malcelata indifferenza lo abbandonano a terra. Gli inquirenti parleranno di suicidio, di biglietti lasciati alla moglie, ma la dinamica di quella caduta non convince. Molti misteri si addensano e quella telecamera li evidenzia in modo esponenziale. Ma poi, si chiedono tutti, perché si sarebbe dovuto uccidere uno come David Rossi?

 

articolo di Mauro Valentini

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