Autopsia psicologica, un’arma poco conosciuta

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Nei casi di morte equivoca l’autopsia psicologica si rivela uno strumento investigativo importante anche nel caso Rossi nonostante sia poco usato in Italia
Edmond Locard
Edmond Locard

È conquista recente della Psicologia Giuridica e delle tecniche investigative, l’attenzione incentrata sulla vittima, come elemento fondamentale per l’interpretazione del reato partendo dalla relazione interpersonale con il criminale. Una delle tecniche di indagine che si è sviluppata in questo ambito è l’Autopsia Psicologica, ovvero un’analisi post-mortem, utilizzata soprattutto in casi di morte equivoca, nella discriminazione dunque tra suicidio, omicidio o morte accidentale.

Si parla di Autopsia Psicologica quando l’identità della vittima è nota, ma è necessario stabilire le cause e le dinamiche del decesso. Shneidman e Farberow nel 1961 definirono l’Autopsia Psicologica «una ricostruzione retroattiva della vita di una persona capace di individuare aspetti che ne rivelino le intenzioni rispetto alla propria morte, fornire indizi sul tipo di decesso, sul livello (se vi è stato) di partecipazione alle dinamiche del decesso e spiegare i motivi per cui la morte è avvenuta in quel dato momento».

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psicologiaPresupposto imprescindibile per l’analisi investigativa, e dunque, anche per l’Autopsia Psicologica, è il Principio di interscambio di Locard, per il quale «qualsiasi contatto lascia una traccia». Il processo dell’Autopsia Psicologica parte dal luogo del delitto, dove non sempre vi è la possibilità di riscontrare delle tracce obiettive da parte di chi investiga, ma dove sicuramente rimangono delle tracce psicologiche del rapporto autore-vittima, ricollegabili alla scena del crimine e alla personalità, alla storia recente, alle abitudini della vittima.

 

lettera scrivereL’Autopsia Psicologica non ha solo l’obiettivo di raccogliere i dati riguardanti la vittima al fine di costruire un profilo psicologico prima del decesso, ma anche quello di valutare in che misura queste specifiche condizioni possano aver svolto un ruolo nella genesi dei fatti che ne hanno determinato la morte; non ultimo, serve a gettare le basi per la definizione del profilo del criminale. Il compito dell’esperto, incaricato di svolgere Autopsia Psicologica, è quello di ricostruire lo stato mentale della vittima acquisendo informazioni sulla stessa, sia attraverso interviste che possono essere di tipo strutturato o di tipo semi-strutturato, a parenti, conoscenti e colleghi di lavoro, sia attraverso il parere di psichiatri esperti in valutazioni biografiche post-mortem; sono intervistati comunque tutti coloro che possano essere utili a tale scopo, al fine di stabilire una valida ipotesi probabilistica in relazione a quanto è accaduto.

L’Autopsia Psicologica è completata da un’ampia raccolta di elementi e testimonianze provenienti dalla storia medica e psicologica, dalle condizioni sociali e affettive e dai rapporti di lavoro della vittima. Da ultimo, i riscontri raccolti con le interviste e le testimonianze, vanno necessariamente incrociati e correlati ai dati obiettivi emersi dall’indagine, primi fra tutti i dati medico-legali.
delitto avatoL’Autopsia Psicologica in Italia e in generale in Europa, nonostante sia una pratica conosciuta, non trova spazio nel campo applicativo e non le viene riconosciuto l’importante contributo che può offrire all’investigazione e agli interventi di prevenzione. Uno dei paesi dove il protocollo di Autopsia Psicologica si è sviluppato è Cuba, dove gli psicologici hanno la possibilità, insieme a tutti gli esperti, di partecipare alla fase iniziale dell’investigazione. Il loro lavoro ha inizio dalla scena del crimine, e questo permette di suggerire la raccolta di informazioni e documenti. L’autopsia psicologica è il frutto di un lavoro condotto da gruppi pluridisciplinari e si rivela, pertanto, un procedimento tecnico irrinunciabile; nonostante ciò, l’attenzione posta all’applicazione di questo metodo investigativo è limitata. Tale limitata conoscenza e diffusione dell’Autopsia Psicologica della vittima, almeno in Italia, porta gli investigatori, gli avvocati e i pm a sottoutilizzarla.

 

L’USO DELL’AUTOPSIA PSICOLOGICA NEI CASI DUBBI TRA OMICIDIO O SUICIDIO
Approfondimento della psicologa forense Francesca De Rinaldis

Dottoressa Francesca De Rinaldis
Dottoressa Francesca De Rinaldis

Quando si vuole analizzare una situazione di morte equivoca, inizialmente archiviata come suicidio, o tentativo di suicidio, è opportuno considerare in particolar modo 3 fattori, che in psicologia vengono classificati con una scala di incidenza da 0 a 6, dove 0 rappresenta nessuna predisposizione al suicidio, e 6 è un potenziale rischio elevato:
1-Accuratezza nella pianificazione del suicidio; in particolare il luogo prescelto (dove), la modalità (come) ed il periodo scelto (quando).
2-Metodo preferito ovvero la letalità del metodo.
3-Sforzo per prevenire i soccorsi, quando e come verrà ritrovato il corpo.

 

mente psicologiaL’Autopsia Psicologica, e l’analisi della morte equivoca (Equivocal Death Analysis EDA) dunque, consiste nella ricostruzione della scena del crimine in profondità, al fine di ricavarne informazioni sulla modalità della morte. Analizzando in particolare quei fattori come la causa della morte (o agente fisico), il meccanismo (o agente patologico) e la modalità, ovvero stabilire se si tratta di omicidio, suicidio o incidente. Andando a ritroso nella vita della persona deceduta, sarà possibile verificare come ogni individuo, durante la sua vita, solitamente lasci un’impronta tangibile di sé, della sua personalità, delle sue reazioni, dei suoi eventuali tormenti e disagi psichico-esistenziali, su documenti, opere d’arte, nel luogo in cui abita, nei rapporti sociali ed interpersonali.

psichiatriaPost-mortem sarà possibile identificare queste impronte soggettive lasciate da un suicida, o sospetto tale, e decodificarle, ricavandone così un profilo psico-sociale che tenga conto tanto dei conflitti interiori, che della dinamica del fatto in sé. Nella storia recente della cronaca nera italiana, tale metodologia investigativa potrebbe trovare adeguata applicazione all’analisi della morte di David Rossi, Responsabile della Comunicazione della Banca Monte dei Paschi di Siena, avvenuta la sera del 6 marzo 2013. La morte di David Rossi, nonostante una prima archiviazione per suicidio, lascia aperti oggi numerosi dubbi in relazione sia alla dinamica della precipitazione dalla finestra del suo ufficio, che sulle attitudini psicologico-comportamentali, al gesto suicida stesso. In tale caso si rivelerebbe pertanto fondamentale operare, attraverso un’indagine condotta con Autopsia Psicologica, una valutazione indiretta di natura socio-psicologica di David Rossi, un’indagine retrospettiva dello stato mentale, dei comportamenti e delle motivazioni che avrebbero portato alla sua morte al fine di una più completa e certa discriminazione tra atto suicida piuttosto che omicida.

 

articolo di Francesca De Rinaldis

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Il numero di Cronaca&Dossier dedicato al caso David Rossi:

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