REFERENDUM CGIL: TUTTO DA RIFARE?

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DI PIERLUIGI PENNATI ©
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Inammissibile la richiesta di referendum denominato “abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi ” (n. 169 Reg. Referendum). Così la consulta ha oggi liquidato il problema e sebbene le altre richieste di referendum denominate “abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti” (n. 170 Reg. Referendum) e “abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)” ( n. 171 Reg. Referendum) siano state dichiarate ammissibili, per la CGIL è un gran smacco.
La causa del rifiuto sarebbe stata determinata dal fatto che, nella formulazione presentata, non ci si voleva limitare a cancellare la norma che ha sostituito il reintegro con l’indennizzo, quindi abrogarla, ma anche a creare di fatto una nuova normativa e dato che i referendum “propositivi” in Italia non sono previsti il quesito non può essere sottoposto a voto popolare per la sua introduzione legale.
Dopo un’udienza di circa un’ora e mezza a porte chiuse sui tre referendum abrogativi, per i quali erano state raccolte dalla CGIL 3,3 milioni di firme, e nella quale il vice avvocato generale Vincenzo Nunziata dell’Avvocatura dello Stato aveva ribadito l’inammissibilità dei quesiti, per altro già presente nelle memorie presentate per conto del Governo, la Corte ha ritenuto ammissibili i referendum sui Vaucher e gli appalti ma non quello sull’articolo 18.
Camusso non rinuncia, «Continueremo la nostra battaglia», afferma già dal pomeriggio, «Valuteremo le motivazioni della Corte e la rispettiamo ma siamo convinti che questa battaglia vada continuata, quindi la continueremo nelle forme che la contrattazione e la legge ci permettono», «Noi siamo convinti che la libertà dei lavoratori passi attraverso la loro sicurezza e quindi continueremo la nostra iniziativa per ristabilire i diritti», quindi, nei prossimi giorni il sindacato valuterà «tutte le possibilità» ancora rimaste, inclusa quella di rivolgersi alla Corte europea in materia di normative sui licenziamenti.
Camusso pensa ad una scelta non solo tecnica ed afferma che «É stato dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura dello Stato, non era dovuto, è stata una scelta politica» e per quanto riguarda gli altri quesiti ammessi si dichiara già in campagna elettorale aggiungendo che sarà «grande e impegnativa».
Ma non è sola nel credere che non si sia trattato solo di diritto, Salvini parla di “sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero. Temendo una simile scelta anche sulla legge elettorale il prossimo 24 gennaio, preannunciamo un presidio a oltranza per il voto e la democrazia sotto la sede della Consulta a partire da domenica 22 gennaio”, mentre il 5stelle Danilo Toninelli dice “Non commento il no della Consulta al referendum sull’art.18 ma il Governo non canti vittoria: il Jobs Act è veleno per economia e lo aboliremo”.
Di Maio carica la dose guardando avanti: “Questa primavera saremo chiamati a votare per il referendum che elimina la schiavitù dei voucher. La Corte Costituzionale ha appena dato l’ok. Sarà la spallata definitiva al Pd, a quel partito che ha massacrato i lavoratori più di qualunque altro e mentre lo faceva osava anche definirsi di sinistra!”.
Per la ministra Lorenzin la sentenza non avrà effetti sul governo poiché “non ha niente a che vedere con la durata del governo che è impegnato fuori dal Palazzo a far fronte alle priorità del paese e in Parlamento a fare la legge elettorale”.
Se per la CGIL la battaglia continua o, forse, è persino tutto da rifare sull’articolo 18, per i Voucher e la responsabilità sugli appalti si prospetta vita corta e se anche questa tornata elettorale si concluderà con un rifiuto per i provvedimenti del precedente governo sarà forse compito del prossimo riparare ai suoi fallimenti ed ai danni che avranno nel frattempo procurato.

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