QUELLE DISCUTIBILI PROVE A CARICO DEL TUNISINO ARRESTATO PER TERRORISMO

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DI AMEDEO RICUCCI

Leggo sui giornali che ieri a Roma è stato arrestato per terrorismo un tunisino “che reclutava adepti in carcere”. Fra le prove addotte dalle forze dell’ordine in conferenza stampa e da quasi tutti i colleghi giornalisti che hanno riportato la notizia ci sarebbe il ritrovamento di “una bandiera nera” con frasi come – cito letteralmente – “non vi è altro Dio oltre dio” e “Maometto è il messaggero di Allah”. Che dire? Non so se ridere o piangere.
Perché chiunque abbia un minimo di competenza in materia sa bene che si tratta di una stupidaggine grossolana e colossale, fuorviante e islamofoba: è un po’ come dire che a riprova della colpevolezza di un mafioso di religione cristiana ci sarebbe il ritrovamento di una bandiera con disegnato il cuore di Gesù e la scritta “Io sono il Signore Dio tuo” oppure “Non avrai altro Dio al di fuori di me”.
Sì perché quelle scritte che inchioderebbero il tunisino altro non sono che la “Shahada”, vale a dire la professione di fede che impegna OGNI musulmano (così come il rispetto dei comandamenti impegna ogni cristiano).
Morale della favola: se affidiamo la lotta al terrorismo a forze dell’ordine e giornalisti che parlano e la pensano così, beh, allora SIAMO FRITTI.

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