Usa-Russia: Putin fa il magnanimo aspettando Trump

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Scritto per Il Fatto Quotidiano del 31/12/2016
E’ un anno da Pallone d’Oro, per Vladimir Putin: il presidente russo fa sempre gol, quando va all’attacco e quando gioca in contropiede. Il giorno dopo l’annuncio della pace in Siria, Putin fa sfoggio di magnanimità nei confronti degli Stati Uniti e frena la spirale della nuova Guerra Fredda fra i due Paesi.
Giovedì, il presidente Obama aveva espulso 35 diplomatici e russi dagli Usa, coinvolti – è l’accusa – nelle operazioni di hackeraggio delle elezioni presidenziali dell’8 Novembre. Ieri, Putin ha deciso di non rispondere ‘occhio per occhio e dente per dente’, come si usa in questi casi e come gli suggeriva il Ministero degli Esteri russo, dandogli la lista nominativa di 35 americani da espellere.
Il contrasto tra il Cremlino e la diplomazia russa è stato, probabilmente, una pantomima. Putin strizza un’altra volta l’occhio a Donald Trump, il presidente eletto – anche grazie alle mene russe -, e dice di sperare in un “salto di qualità” nelle relazioni russo-americane dopo il suo insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio. Il disgelo potrebbe arrivare in primavera.
Con Obama e la sua Amministrazione, il discorso per Putin è chiuso. Oltre a ordinare l’espulsione dei 35 russi con le loro famiglie entro 72 ore, Obama ha disposto la chiusura di alcune residenze e centri russi e una raffica di sanzioni.
Secondo la stampa Usa, il presidente s’appresta a diffondere un dettagliato ‘rapporto analitico congiunto’ dell’Fbi e del ministero della Sicurezza Interna basato su materiale raccolto dalla Cia e dalle altre agenzie dell’intelligence americana e conferito alla National Security Agency. Vi si spiegherà come i funzionari russi espulsi, agendo sotto copertura diplomatica, avrebbero manipolato le elezioni americane, a favore di Trump e ai danni di Hillary Clinton.
Entro tre settimane, prima che Obama lasci la Casa Bianca, sarà poi pubblicato un rapporto ancora più dettagliato, ordinato dal presidente. Ma molti elementi relativi alle modalità con cui sono state ottenute le prove della violazione dei computer da parte dei russi e registrazioni di conversazioni resteranno classificati, per evitare di fornire indizi a Mosca su come sono stati scoperti o intercettate.
Se la freddezza di Putin non stupisce, l’attivismo un po’ scomposto di Obama colpisce e desta interrogativi anche sui media Usa. Da una decina di giorni in qua, il presidente a fine mandato mena fendenti diplomatici che non aveva mai menato in otto anni: contro Israele, facendo passare all’Onu una risoluzione anti – insediamenti e impelagandosi in polemiche con il premier Netanyahu, e contro la Russia.
Obama è uno che non sa perdere?, è ombroso e vendicativo? Certo, Trump gliene ha dette e fatte di tutti i colori, impegnandosi a smantellare – nei primi cento giorni alla Casa Bianca – il suo lascito in politica interna – la riforma della sanità – e a rivedere l’accordo sul nucleare con l’Iraq e la ripresa delle relazioni con Cuba, oltre che gli atteggiamenti verso la Russia, Israele e nel Medio Oriente.
Al Cremlino, c’è pure chi nota la coincidenza tra il cessate-il-fuoco in Siria negoziato da Putin, che pare reggere, e l’offensiva anti-russa di  un Obama – è l’illazione – stizzoso e rosicone.
Se l’immagine di Trump sui maggiori media tradizionali Usa resta negativa, quella di Obama non esce bene da questa ondata di decisioni apparentemente dettate più dal dispetto che dalla logica e dall’interesse nazionale.
Da una parte, l’attenzione s’allontana dalle mene russe nel voto Usa e dai vantaggi che ne avrebbe tratto il magnate e showman e si concentra sul botta e risposta tra Casa Bianca e Cremlino.
Dall’altra, Obama – e Putin – sembrano quasi creare le condizioni perché Trump faccia bella figura all’esordio in politica estera: migliorerà le relazioni con Israele e rimetterà in carreggiata quelle con la Russia, raccogliendo il ramoscello d’olivo portogli ieri da Putin.

Che, intanto, mostra pure attenzione all’Europa e invita a Mosca il presidente Mattarella: l’Italia è fra i Paesi dell’Ue meno inclini a usare le sanzioni contro la Russia.

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