“Our little group has always been And always will until the end”

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Io mi ricordo un ragazzo di quattordici anni che, quindici anni fa, è entrato in un liceo fatiscente, in un aula situata in fondo a sinistra del plesso vecchio e lì è venuto a contatto con qualcosa che in pochi conoscono, anzi azzarderei quasi a dire un qualcosa che solo venticinque persone, chi più e chi meno, conoscono. Ci sarebbero infinite cose da raccontare e io voglio cercare di riportarne la maggior parte. Io mi ricordo una delle prime cazzate fatte: il letto rotto in gita. Mi ricordo ancora la paura che abbiamo provato al pensiero che la professoressa Caserta ci scoprisse e lo dicesse ai nostri genitori. Mi ricordo anche chi se ne è andato da quella classe, chi di propria volontà e chi per cause di forza maggiore e non c’è gioia più grande nel ricordare che con una di queste persone sono rimasto appiccicato con la colla. Mi ricordo l’evoluzione che c’è stata nel terzo superiore, le prime iniziazioni all’alcool, le prime vere cazzate; la casa di Roberto che è stato quasi il nostro covo, il nostro club. L’ostetrica delle nostre cazzate, delle nostre boiate, del nostro sfrecciare in controsenso. Mi ricordo anche il mio piede a penzoloni in mezzo alla strada e la mia estate a letto; ma mi ricordo soprattutto la mia camera che accoglieva la, al tempo, 3° I. Non potrò mai dimenticarmi quell’estate perchè è lì che per me è iniziato tutto. Io che mi ero allontanato da loro, io che avevo scelto altre compagnie, portandomi a volte anche Lollo, mi sono riavvicinato a loro. Non so se sarà stata la mia bestialità, o una conseguenza della gita che lì sono iniziate le cazzate vere e proprie. Il nostro uso-abuso di benessere e stupefacenti, le nostre paure per la testa di cazzo di Roberto. Lì per me è iniziato per me il vero stare assieme. E da quel momento è stato tutto un susseguirsi di cazzate una dopo l’altra, il nostro posteggio fisso al b’art a ragionarcela su quanto erano sfigati quegli altri, a goderci il nostro niente. E’ stato tutto un insieme di emozioni e sensazioni così in fretta che il tempo sembrava volare via. Mi ricordo la nostra gita di quarto, quando pressocchè da soli abbiamo saputo divertirci come non mai, le riunioni in camera della Prof. Filocamo a fumare mille sigarette. Le sigarette, chiamatemi stupido ma anche in questo, secondo me, abbiamo dimostrato la nostra compattezza. Era ovvio, o avremmo fumato tutti o non avrebbe fumato nessuno. E dalla fine del quarto è iniziato tutto così veloce che non me ne sono reso conto. Il quinto, finalmente il poterci chiamare la QUINTA i. Con la i minuscola, perchè nelle magliette fa più effetto così. I litigi, i casini, gli amori, tutto assieme. Abbiamo vissuto tutto sempre assieme. La pasquetta a San Cristofaro, la Crociera, il Primo Maggio a Chorio. Tutto sempre assieme. Mi viene difficile pensare che un giorno non parleremo in quel modo tutto nostro, in quel modo che ci siamo creato influenzandoci l’un l’altro. Con le bestemmie come intercalare, con le volgarità gratuite, con le cazzate, le urla e le vocali distorte. Con i tormentoni tutti nostri che si sono venuti a creare. Io sinceramente non so pensare che possa esserci un giorno un’altra classe come la nostra. Si, forse saranno le parole che tutti dicono riguardo la proprio classe, ma è qui che consiste la differenza: gli altri parlano di classe, io mi posso permettere il lusso di chiamarlo gruppo. Credo che proprio in quest ultimo anno si sia venuto a creare un legame così stretto e particolare tra di noi, proprio grazie alle incomprensioni, ai litigi, agli scontri e gli incontri, gli affanni, le corse la mattina che non si voleva entrare con gli scooter a sederci in quei tavolini del b’art, che penso nessuno conosca meglio di noi. Il sentirci comunque I GRANDI, quelli che cazzo, fanno il quinto. Quelli che hanno buttato sangue, sudore e sangue in quella scuola. Che poi alla fine ci siamo distinti senza dubbio, gli unici in crociera capaci di stare sette giorni sempre compatti a far morire il dubbio iniziale del perdersi. Gli unici in grado di fare gruppo da se, di essere sempre pronti a fare cazzate, di essere sempre pronti a schierarsi tutti assieme da una parta o dall’altra senza vedere chi aveva torto o ragione, ma guardando solo da che parte era uno di noi. Noi siamo stati gli unici a correre per la nave a bussare così tanto da buttare quasi giù la porta dell’infermeria perchè non trovavamo a Vazzaniello. Gli unici a preoccuparsi prima del gruppo e poi del resto. Siamo stati gli unici ad aver sempre fatto parlare di noi, nel bene e nel male, chiunque. Il vicepreside ormai sapeva dove trovarci alle 08:20 di mattina. Il preside ormai sapeva che passato quel lasso di tempo presto ci saremmo rivisti, era inevitabile. Non è da dimenticare che noi siamo stati creati a tavolino, non penso che il caso avrebbe mai potuto creare qualcosa del genere. Non potrò mai dimenticare tutte quelle persone che ci hanno detto "anche io voglio la maglia della quinta i" o tutte le persone che comunque sapevano di che classe eravamo, sapevano chi eravamo. Come si può dimenticare che da soli abbiamo messo a soqquadro un’ala vuota, da soli abbiamo visto più volte noi il preside che tutti i professori messi assieme? Come possiamo dimenticarci gli insulti del Prof. Porchi: "siti combinati a tri tubi" "siti fitusi" "eu sperava che i pirati vi pigghiavanu, ma purtroppo.." "QUINTA i, entrate e non rompeteci i coglioni". Come posso dimenticare le persone fantastiche che ho conosciuto? Delle persone pronte a dare un polmone, anche se non molto funzionante, per uno di noi. Non li voglio ricordare uno ad uno, perchè le cose che penso di loro singolarmente credo che tutti le sappiano già. Io oggi voglio rendere onore a una classe, un gruppo di persone che hanno condiviso pane sangue e sigarette. Io oggi mi sento in dovere di elogiare la 5° I perchè comunque vada noi resteremo non solo la prima 5° I del Liceo Scientifico Alessandro Volta, ma noi resteremo per sempre LA 5° I del Volta. Si potete dire il cazzo che vi pare, ma non potrete mai essere come siamo noi. Io stesso credo che non esisteranno mai e poi mai altre persone con cui legherò così tanto, e non sono sentimentalista, sono cinico. E sono sicuro che comunque andrà, dovunque andremo resterà per sempre il ricordo di cinque anni in cui abbiamo sverginato la nostra adolescenza, l’abbiamo usata, l’abbiamo stuprata, l’abbiamo afferrata dal collo e l’abbiamo uccisa. Perchè io ora non mi sento più adolescente. Da adolescente ho sempre avuto la fortuna di essere stato protetto e coperto da voi. Ma già oggi sento un pò più freddo.

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