Aspettando.

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Gustave ha passato tutta la vita aspettando che arrivasse. Ogni giorno, ogni singola ora, lui non ha mai dubitato del suo arrivo, era sempre lì, seduto sulla sua sedia ergonomica girevole in pelle nera con le cuciture a scomparsa. Era sempre in attesa, e sempre in allarme, pronto a captare ogni segnale, a valutare ogni possibilità, a cercare di capire il momento esatto in cui lui, dalla comodità della sua sedia, avrebbe giustificato tutte quelle attese e tutti quei pensieri. Ogni giono era seguito da un altro giorno, la luna dal sole il sole dalla luna. Alla primavera succedeva l’estate, e all’autunno l’inverno. Le nuvole si inseguivano fino a perdersi nel sole e il sole si nascondeva dietro altre nuvole. Le onde scrosciavano contro le rocce erodendole fino a ridurle sabbia, e i castelli venivano costruiti per poi essere distrutti. Gustave continuò ad aspettare finchè ogni nuvola non si perse e finchè le rocce non fossero ridotte in sabbia. Gustave aspettò, fino a quando un bel giorno morì, aspettando che arrivasse.

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